Esistono buoni motivi per iniziare una terapia?

Esistono buoni motivi per iniziare una terapia?

Molto spesso si tende ad associare il ricorso ad una terapia, ad un supporto psicologico, alla presenza di sintomi e difficoltà importanti se non anche invalidanti, al fine di ripristinare una condizione di benessere psicologico pesantemente inficiato dalla psicopatologia.

Se la presenza di un disturbo importante è un motivo imprescindibile per richiedere il supporto e l’intervento di un professionista, sono sempre di più le situazioni in cui l’intervento psicologico si inserisce all’interno di una situazione di empowerment e di promozione alla salute, attraverso la quale si accompagna la persona in un percorso di potenziamento delle proprie risorse, aumentando l’autoconsapevolezza rispetto alle proprie modalità di azione e reazione, alle proprie capacità e punti di forza ma anche alle proprie vulnerabilità, al fine di potenziare una condizione di benessere già presente.

Spesso le persone arrivano a richiedere un aiuto professionale  solo quando il loro modo di vedere e interpretare il mondo intorno a loro, non le porta più sulla strada giusta, in direzione di ciò che vogliono, di ciò che desiderano ottenere, ma al contrario,  genera sofferenza e frustrazione, a cui la persona spesso reagisce mettendo in atto delle soluzioni che invece di risolvere il problema, contribuiscono a mantenerlo in piedi.

La terapia psicologica, in tale prospettiva, può rappresentare il contesto migliore per risignificare la propria storia, le proprie percezioni, i propri modi di comprendere e attribuire un significato agli eventi e ripristinare una condizione di benessere.

Cosa spinge le persone a richiedere un supporto psicologico?

Entrando nello specifico del perché le persone decidono di iniziare un percorso di terapia,  molto interessante ed inclusiva, anche se relativamente datata, è la “classificazione” proposta da Budman e Gurman (1988), due esperti di terapie brevi, nella quale gli autori individuano 5 categorie principali che racchiuderebbero i principali motivi per cui le persone decidono di iniziare una terapia in un preciso momento della vita, cinque ambiti che sono nella realtà molto spesso correlati tra loro:

  1. Situazioni di perdita: fanno parte di questa categoria eventi come il lutto, separazioni o divorzio, ma anche altri tipi di perdite, come ad esempio, la perdita del proprio status sociale, socio-economico,  del lavoro, problematiche legate alla salute e a tradimenti riguardanti la fiducia;
  2. Asincronie dello sviluppo: fanno parte di questa categorie tutte le difficoltà che la persona può incontrare in determinate fase del ciclo vitale o nel passaggio da una fase all’altra e che potrebbero, quindi, portare a sentimenti di inadeguatezza, incapacità, scarsa fiducia di potercela fare (ad esempio, passaggio dall’adolescenza alla fase di giovane adulto, transizione alla genitorialità, matrimonio, sindrome del nido vuoto, pensionamento…);
  3. Conflitti interpersonali: fanno parte di questa categoria difficoltà relazionali con persone importanti e significative della propria vita, tra cui difficoltà con il partner, figli, figure autorevoli, colleghi di lavori, amici….;
  4. Sintomi specifici: problematiche legate alla sfera ansiosa, depressiva, fobie, stress ed altri sintomi specifici…..
  5. Questioni di carattere personale: difficoltà personali che la persona vive come problematiche rilevanti e che possono assumere un ruolo centrale all’interno della vita della persona tali da interferire con il proprio benessere.

Risulta chiaro come queste categorie, lungi dal comprendere solamente sintomi e problemi psicopatologici invalidanti e inquadrabili all’interno di una specifica categoria diagnostica, abbracciano un’ampia gamma di difficoltà e situazioni, che seppur non invalidanti possono inficiare la qualità della vita, e portare comunque la persona a voler intraprendere un percorso di cambiamento attraverso la terapia. 

Come potrebbe aiutarti un intervento psicologico?

Quello in cui la terapia può aiutarti è non solo individuare il problema che stai portando (in maniera riduttiva “avere una diagnosi”) ma anche e soprattutto capirne il funzionamento, portare alla luce ciò che mantiene in piedi il problema, ciò che stai già facendo per affrontarlo, ciò che fai quando il problema non è presente o è meno intenso e costruire insieme delle soluzioni, delle strategie efficaci a partire da un lavoro di riattivazione delle tue risorse.

Allo stesso tempo, può aiutarti a migliorare la qualità della tua vita, a potenziare il tuo benessere, non in senso generale o specifico ma lavorando su situazioni specifiche declinate in altrettanti specifici obiettivi di lavoro (ad esempio, come potenziare la propria autostima/autoefficacia).

Questo è possibile perché alla base di ogni intervento psicologico e psicoterapeutico, ogni persona è considerata come portatrice di risorse e punti di forza di cui spesso non è più consapevole: compito della terapia è anche quello di riportare alla luce queste risorse, di mobilitarle al fine di consentire alla persona di fronteggiare, risolvere e superare situazioni di difficoltà future.

A tal proposito, davvero calzante è una riflessione di Milton Erickson, psichiatra e ipnotista di fama mondiale, che sosteneva che, molto spesso, le persone perdono di vista le risorse che possiedono e principale scopo del lavoro di terapia è portarle a ricordare che ciò di cui hanno bisogno per affrontare la situazione è già nelle loro mani.

Bibliografia di riferimento:

Ercoli, E., Gigliodoro, L. (2022), Tecniche e strumenti pratici per il lavoro psicologico. Edizioni Edra (Milano)

Hoyt, M.F. (2020), Psicoterapie Brevi, Principi e pratiche. CISU (Roma)